Il clima ALTA VALLE ELVO E MUZZANO
Le temperature medie mensili hanno tipicamente un andamento "a campana", con minimi a gennaio e massimi a luglio.
La precipitazioni totali sono importanti, tra le più elevate delle Alpi Occidentali, e caratterizzate da un regime equinoziale con picco assoluto nel mese di maggio.
La stagione secca è tipicamente invernale, con minimo di precipitazioni a gennaio, seguito da una relativa siccità estiva.
Il gradiente di temperatura diminuisce con l’altezza sul livello del mare in modo continuo, mentre le precipitazioni aumentano all’aumentare della quota sino a circa 1.100-1.500 m, si scaricano (zona del faggio, pianta che caratterizza i boschi locali) e diminuiscono da tale limite in poi (zona del larice, qui praticamente assente).
La ventosità è molto limitata e caratterizzata dalla collocazione geografica a sud delle alte Alpi, che la ripara da forti venti dominanti.
Particolarmente in inverno è importante e ricorrente la situazione di Stau-Phoen: masse d’aria umide, spinte da venti atlantici verso le Alpi, si innalzano, raffreddano, precipitano nei versanti franco-svizzeri, si liberano di umidità, ridiscendono rapidamente il versante italiano comprimendosi e riscaldandosi. Si originano così venti veloci, caldi e asciutti che, in sostanziale assenza di umidità dell’aria e di acqua nel suolo (minimo di precipitazioni annuali e acqua sotto forma di ghiaccio nel terreno), favoriscono la mitigazione delle temperature, lo scioglimento precoce delle nevi e il diffondersi degli incendi boschivi invernali.

Geologia
Il territorio in oggetto presenta condizioni geologiche assai varie, in quanto comprende sia settori di alta montagna, caratterizzati dalla presenza di rocce metamorfiche che hanno avuto una lunghissima e complessa storia geologica, che i rilievi collinari della Serra, geologicamente molto giovani, perché sono stati creati nel Quaternario dall’azione del ghiacciaio balteo.
Il settore settentrionale è attraversato da una fascia, che si allunga da Castellazzo di Donato, verso la Bossola, Santuario di Graglia-San Carlo, San Grato di Sordevolo, Chiavolino, e che è caratterizzata da una serie di colli e insellature: è questa la traccia visibile della Linea del Canavese, tronco della più estesa Linea Insubrica, una stretta e lunga fascia che attraversa tutte le Alpi sino alla Slovenia, mettendo a contatto due antichi mondi geologici (Paleo-Africa e Paleo-Europa).
A settentrione di tale linea si eleva il rilievo montano vero e proprio, spinto progressivamente verso l’alto dall’orogenesi alpina, tuttora in atto, ed in parte demolito dall’erosione idrica e della gravità.
Grandi frane antiche ("paleofrane") si sviluppano a cavallo della Linea del Canavese, scendendo sino ai bassi rilievi ed ai pianali di Netro, Graglia e Pollone.
Il settore più settentrionale, che raggiunge le quote maggiori, è impostato su rocce metamorfiche (micascisti) con presenza, attorno al Monte Mucrone ed al Monte Mars, di antichi graniti metamorfosati.
I rilievi della fascia centrale del territorio, che è nettamente limitata verso oriente dal Bric Burcina, sono invece prevalentemente formati da dioriti, sulle quali si addossano i caratteristici altopiani di Graglia-Muzzano, Sordevolo-Pollone.
Del tutto differente la condizione del settore meridionale, costituito dalla morena della Serra, interamente formato da depositi lasciati dal ghiacciaio della Valle d’Aosta nella sua parte terminale, dove numerose glaciazioni hanno progressivamente costruito una serie impressionante di cordoni morenici (almeno sette sono i principali), i quali a partire da Lace di Donato verso Sala e Torrazzo si dilatano progressivamente.